Brooke Lancaster
Brooke è indiscutibilmente la ragazza più popolare e più furba dell’Upper East Side, insieme a Summer, la sua migliore amica da una vita. Molto attaccata al fratello gemello Dean, Brooke, dopo una storia finita male con Sam al quale ha regalato tutta se stessa, ha rinunciato all’amore e si dedica alle sue attività preferite: stuzzicare il suo ex fidanzato, rendere la vita impossibile alle sue rivali, condurre una bella vita insieme ai suoi amici e, nei ritagli di tempo, dedicarsi allo shopping del quale è un'inguaribile patita. Sempre pronta ad accogliere i nuovi arrivati, fa parte del comitato di benvenuto della scuola e predilige ovviamente gli studenti dei quartieri.... alti!Dean Lancaster
Dean, fratello gemello di Brooke nei confronti della quale è estremamente protettivo, è un eterno ragazzino dalla battuta sempre pronta, il classico bello e dannato che non metterà mai la testa a posto. Gioco d’azzardo, ragazze affascinanti, serate da ragazzi con i suoi due migliori amici Chris e Sam sono le cose alle quali si dedica maggiormente. Il suo cuore non ha mai provato cosa significhi amare veramente, almeno finché la sua strada non si è incrociata in questo senso con Summer, la migliore amica della sorella e sua cara amica, con la quale ha una relazione segreta.Summer Montgomery
Summer è la migliore amica di Brooke, dalla quale è inseparabile: insieme, le due ragazze sono una vera forza della natura. La sua grande passione sono le passerelle sulle quali sfila con grande fascino. Dopo delle storie abbastanza importanti, ora ha una relazione segreta con Dean, il fratello di Brooke, del quale però non è innamorata.Sam Sinclair
Sam è un bravo ragazzo, serio e affidabile, ma, con due migliori amici come Dean e Chris ed una ex fidanzata come Brooke, non si tira mai indietro. Sfide di tutti i tipi e belle ed ingenue ragazze alle quali spezzare il cuore lo stuzzicano continuamente. Quando però Brooke lo sfida a sedurre e abbandonare Jasmine, una matricola, il piano non andrà come previsto.Chris Morrison
Chris è la valvola di sfogo, il perno insostituibile del gruppo di amici. Affascinante, divertente e dalla pungente ironia, non riesce mai a trattenersi dall’esprimere la sua opinione, in qualunque circostanza. La sua grande passione, oltre all’alcol, alle belle ragazze (che però, il più delle volte, lo lasciano a bocca asciutta) e a divertirsi con gli amici, è il canto.Jasmine Evans
Jasmine è una matricola all’Upper East Side Private School. E’ una ragazza semplice, ottimista, amante dello studio, sognatrice e romantica. Provenendo da una famiglia meno agiata di coloro che frequentano la scuola, si trova fin da subito un po’ a disagio e le due regine dell’istituto, Brooke e Summer, di certo non le rendono le cose più facili. Sam sembra l’unico in grado di capirla e lei, non sapendo il vero motivo per cui lui le sta accanto, si innamora perdutamente di lui.Michael Harris
Michael Harris è il classico ragazzo della porta accanto, un outsider in mezzo ai ricchi e viziati ragazzi dell'Upper East Side. Si è appena trasferito da Boston e fatica ad ambientarsi nella nuova scuola elitaria. Soprattutto un drammatico segreto che porta con sè lo rende spesso chiuso ed introverso. Sin dal primo giorno s'innamora della viziata Brooke: al di là di quello che tutti vedono in lei, lui trova ben altro...Veronika Watson
Veronika è il completo opposto di Brooke e Summer: il suo maggiore interesse non è il divertimento, ma l'aspirazione di diventare qualcuno. Giudiziosa e ambiziosa, ma anche molto insicura è un idolo tra tutte le studentesse della UES Private High School dotate del suo stesso carattere. Complice un passato difficile per via del divorzio dei suoi genitori, è rigida e controllata, specie sul versante delle emozioni. Tra lei e Chris vi è un sottile filo di attrazione che potrebbe emergere.
Mano a mano che la festa proseguiva, mi resi conto che quell’evento tanto desiderato, si stava rivelando ben al di sotto delle mie aspettative. Per carità, era un party interessante ed esclusivo, affollato di gente ricca e famosa, e per di più l’angolo bar era ben fornito, tuttavia non riuscivo a trovare la chiave per diventare il re della festa. Il resto del gruppo era disseminato qua e là, ma non feci molto per raggiungere questo o quello, annoiato per le solite cose: l’eterna tensione fra Brooke e Sam, entrambi con i loro nuovi partners, lo strano comportamento di Dean, che trovai quasi irritante quando riuscì ad accalappiare una modella straniera. Tuttavia, poco dopo, la ragazza era tornata al party, mentre Dean sbucò solo qualche minuto dopo, ancora più strano di prima. Ma, diciamo la verità, il problema era che il mio fascino stentava a brillare in mezzo a quella folla, probabilmente dovuto al fattore età. Le modelle erano troppo impegnate ad attirare l’attenzione di questo o quell’imprenditore, per badare a uno studente delle superiori.
Il tragitto in auto fu uno dei più piacevoli che avessi mai vissuto in vita mia. Le battute di Dean fecero ridere Jasmine più volte e la sua risata era semplice, armoniosa come una melodia musicale. Fu assolutamente incredibile ed irripetibile scorgere la meraviglia dipinta sul suo volto quando l'auto si addentrò nella strada in cui si trovava l'attico Montgomery.
Cinque minuti dopo, in compagnia di Dean, facemmo il nostro arrivo alla festa, accolti nel migliore dei modi dalla padrona di casa: dall'accoglienza che i miei amici le riservarono, capii che la piccola Jasmine non doveva essere loro tanto sgradita.
Chris, come suo solito, la salutò con un baciamano ed un inchino, cosa che lasciò la mia accompagnatrice a dir poco sbalordita e lusingata: quel ragazzo sapeva davvero farci con le donne, ma questo era risaputo.
Osservando l'espressione di Jasmine, trovai adeguato scusarmi.
"Scusalo Jasmine, non è sempre così scemo" la rassicurai.
"Già, lo è molto di più" Dean espresse ad alta voce quello che mi era appena balenato per la mente, ma che avevo evitato di aggiungere alle mie precedenti parole.
Abbozzai un sorriso che mi si spense completamente quando al nostro gruppo si aggiunse Brooke, appena arrivata al party con il suo cavaliere.
"Ehi Brooke, come siamo sexy questa sera! Proprio un bell'abitino..." Chris non si trattenne dai complimenti nemmeno in quest'occasione. La squadrai dall'alto in basso proprio come fece il mio amico e deglutendo capii quanto Chris avesse ragione: Jasmine aveva ancora molto da imparare da Brooke.
Lei ringraziò, come sempre lusingata e attorniata da complimenti del genere, poi Chris salutò anche Michael, fingendo una confidenza e un'amicizia che non aveva e non avrebbe mai avuto nei confronti del nuovo arrivato: non potevamo mostrargli ostilità in gruppo, se volevamo schizzargli il gioco dovevamo muoverci nel modo migliore. Probabilmente Chris esagerò con i gesti d'affetto; infatti Michael rimase parecchio stranito, mentre io un po' geloso, quel che bastava però.
Intanto io circondai la vita di Jasmine con un braccio, come se fossimo una coppia a tutti gli effetti.
"Conosci già Jasmine, vero?" chiesi alla mia ex fidanzata che ci osservò, speravo e credevo con una punta di fastidio.
"Certo. Stiamo giusto provando a conoscerci meglio, vero Jasmine? A proposito, non ti dimenticare il nostro piccolo appuntamento di domani eh?"
"Oh, certo che no, Brooke, non vedo l'ora!"
Io rimasi del tutto incredulo di fronte a quella nascente confidenza tra loro due, ma feci finta di niente e non approfondii l'argomento, invece osservai la mia ex con sguardo di sfida, cosa che fece anche lei stringendosi ancora di più a Michael.
Non parlammo per il resto della serata: infatti poco dopo la sfilata ebbe inizio e tutti prendemmo posto per ammirare le collezioni degli stilisti più importanti e famosi. Osservai di sfuggita un paio di abiti o pochi di più: ero troppo intento a scrutare ogni piccola mossa di Brooke, seduta accanto a Michael proprio nella poltrona davanti alla mia; nonostante mi desse le spalle, riuscii a scorgere le volte in cui sorrideva all'altro il quale, ovviamente, non perdeva occasione per farle gli occhi dolci. Quando la sua mano strinse quella di Michael sentii una fitta di dolore pervadermi e, senza pensarci un attimo di più, circondai le spalle di Jasmine con un braccio; lei, sorpresa, mi sorrise, arrossendo e io le sorrisi a mia volta senza dire nulla e tornando con lo sguardo alla passerella.
Passai qualche istante con i miei amici, nonchè a congratularmi con Victoria Montgomery per la riuscita del party, ma avevo una sfida da portare a termine, conquistare Jasmine e sette giorni erano pochi, quindi non potevo permettermi di lasciarla sola. Lei era appoggiata al tavolo del buffet, dandomi le spalle da dove mi trovavo io: si guardava attorno in evidente disagio, ma io la raggiunsi subito, sorprendendola alle spalle.
"Signorina, le andrebbe di ballare?" Lei, sorpresa, si voltò subito e si sciolse in un sorriso non appena mi vide.
"Ti avverto che io e la danza abbiamo un pessimo rapporto" Scrollai le spalle con un sorriso dipinto sul volto.
"Credi che io sia un ballerino degno di questo nome? Dai, siamo soltanto noi due, non sarà poi così terribile" Le porsi la mia mano che lei, dopo un attimo di esitazione, strinse e in men che non si dica ci addentrammo nella pista da ballo, già gremita di coppie che si muovevano a passo di danza. Parlammo di tutto e di più, persino del suo passato difficile, ma decisi di non fare troppe domande e di fare il tipo sensibile che rimane in silenzio ad ascoltare e rinuncia all'argomento se l'altra persona non se la sente di parlarne ed infatti, quando il suo volto si incupì accennando alla sua madre purtroppo defunta, io feci qualche battuta per sdrammatizzare e passammo il resto del tempo a ridere e a stuzzicarci: stava andando tutto anche meglio di quanto avevo sperato.
Quando la musica si interruppe segnalando la fine delle danze, stringendola ancora di più a me, le bisbigliai all'orecchio "Sei un'ottima danzatrice" Eravamo così vicini che quasi percepii il suo brivido alle mie parole. Con un sorriso soddisfatto che le celai, mi allontanai verso l'angolo bar per andare a prendere i nostri due nuovi drink.
Forse mi trattenni un po' troppo al bar, visto che, al mio ritorno da Jasmine, la scorsi già sulla porta, il soprabito stretto tra le mani. Lei era pronta a lasciare la festa con un ragazzino dalla classe e dal fascino alquanto discutibili - evidentemente i due dovevano conoscersi da precedenti esperienze.
Mollai i due drink da qualche parte (non ci badai troppo) e, completamente preso alla sprovvista, mi avvicinai a lei.
"Ehi, ma che succede? Perchè te ne stai andando via?"
"Niente, guarda, non ho voglia di parlarne. Sono solo molto stanca e voglio andare a casa" Se credeva che me la fossi bevuta, si sbagliava. Doveva essere accaduto qualcosa...sì, ma cosa? Il biondino le prese la mano.
"Dai andiamo" La stavo perdendo. Io stavo perdendo la ragazza che avrei dovuto conquistare e che fino a pochissimi minuti prima stavo conquistando.
"Ehi aspetta, non puoi andartene così" La afferrai per un braccio: se davvero doveva andarsene, non le avrei lasciato varcare la soglia di quella porta senza prima averne capito il motivo "Mi vuoi dire cos'è successo? E poi se volevi andar via, me lo potevi dire che ti riportavo a casa io" Lei era stanca, si vedeva che non voleva parlarne, ma io avevo il diritto di saperlo.
"Lasciami Sam. Devo andare" Cercò di togliersi dalla mia presa, ma io impulsivamente strinsi ancora di più il suo braccio, forse troppo "Ahi, mi fai male, lasciami" A questo punto l'altro, chiaramente innervosito, si intromise nella nostra conversazione, tentando di fare il cavaliere senza macchia e senza paura.
"Ehi, amico, ha detto che se ne vuole andare! Sei sordo forse?" Era giunto il momento della resa. Lasciai il braccio di Jasmine che sembrò molto sollevata della cosa.
"Ok, scusate tanto. Non voglio di certo trattenervi oltre. Prego" Spalancai la porta dell'attico di Summ, permettendo loro di abbandonare la festa. In quel momento mi raggiunsero Chris e Dean.
"Qualche problema, Sam?" si preoccupò Dean.
"No ragazzi, tranquilli. Nessun problema" A questo punto il mio sguardo incontrò quello di Jasmine: ero semplicemente confuso, ma anche arrabbiato per come si era appena conclusa la serata. Non riuscii a decifrare il suo sguardo e sicuramente il biondino, trascinandola via, non mi aiutò in quest'ardua impresa. Chiusi la porta lasciandomi andare ad un grugnito di irritazione.
"Che diavolo è successo, Sam?" Rimasi in silenzio per qualche istante dopo la domanda di Chris, mi ritrovai quasi a boccheggiare alla ricerca di ossigeno, poi fissai la porta, scoraggiato, ma non rassegnato.
"Questa sfida si sta rivelando più difficile di quanto pensassi"
Mezz'ora dopo, salutate le padrone di casa e rassicurati Chris e Dean sul mio stato d'animo prima di lasciare il party, mi richiusi alle spalle la porta della mia stanza buia. Mi tolsi svogliatamente la lunga giacca nera che avevo indosso, accesi la lampada presente sul mio comodino e mi sedetti sfinito sul letto. Rimasi per non so quanto tempo a fissare lo spazio di fronte a me, ripercorrendo tutti gli avvenimenti della serata: ero stato bene con Jasmine, al di là di quanto competesse la sfida. E poi, come un fragile castello di carte colpito da un soffio di vento, tutto era andato in pezzi. Non potevo mollare, dovevo assolutamente scusarmi con lei, riacquistare la sua fiducia (qualunque cosa l'avesse turbata quella sera) e riuscire nel mio compito. Provai a chiamarla quattro o cinque volte e, quando il sonno stava per averla vinta su di me, Jasmine finalmente mi rispose.
"Jasmine" Il suo respiro a tratti irregolare rivelava che doveva aver pianto qualche lacrima. Inspiegabilmente, capendo quanto l'avessi inavvertitamente ferita, mi addolcii "Hey, si può sapere che è successo a quella dannata festa?"
Mi raccontò che aveva sentito alcune modelle chiacchierare tra di loro e criticare la scelta della mia accompagnatrice. Dovevo aspettarmi che ci fosse lo zampino di quell'arpia di Jen: brava a letto sì, ma fuori una stronza da Guinness.
"Ho conosciuto Jen qualche mese fa, ma ti garantisco che non siamo andati oltre quattro chiacchiere" Raccontarle la verità sarebbe stata una pessima mossa "Mi dispiace per come ci siamo lasciati stasera, ma tu non devi preoccuparti, Jasmine, perchè sei stata una perfetta accompagnatrice: i miei amici ti hanno trovata stupenda, io ti ho trovata stupenda e sono sicuro che quelle tre galline senza cervello avranno parlato per invidia, tu sei troppo intelligente per dare retta alle loro parole" Fu un discorso persino migliore di quello che mi ero preparato in auto tornando da casa Montgomery, nel caso in cui Jasmine si fosse degnata di rispondermi al telefono.
"Grazie, Sam e...buonanotte"
"Buonanotte" Inspiegabilmente riattaccai con un sorriso dipinto sul volto.
Il giorno dopo, facendo colazione, mi resi conto che non potevo più permettermi di fare passi falsi con la mia ingenua preda: il tempo stringeva e io dovevo ancora conquistarla, essere sicuro che lei fosse innamorata di me e dopo di che scaricarla. Così sulla strada per scuola, mi fermai da uno dei fiorai più prestigiosi e costosi di NY e comprai un mazzo di fiori coloratissimi e profumatissimi, uniti ad un bigliettino che resi davvero romantico. Pregai l'uomo di farli recapitare qualche ora più tardi nell'aula dove ero sicuro Jasmine avrebbe avuto lezione e, dopo avergli consegnato una cospicua mancia, mi addentrai di nuovo nel traffico della Grande Mela. Direzione: scuola.
Passai la mattinata con la speranza che, di fronte a quel gesto romantico, Jasmine mi perdonasse, ma anche a progettare nuove sfide con le quali mettere in difficoltà i miei amici. Così, ritrovatici dopo pranzo sui gradini di fronte alla scuola, proposi la nostra consueta divisione in squadre. Subito si decise di affiancare alle ragazze Michael e per noi ragazzi non fu un problema accettare questa condizione: tutti, eccetto Dean, non vedevamo il nuovo arrivato di buon occhio. Lui e Brooke furono proprio gli ultimi a raggiungerci: lei era semplicemente raggiante e bellissima.
"Dal tuo sorriso devo dedurre che il furto del trofeo è riuscito" Lei annuì alle mie parole, prendendo Michael a braccetto.
"E' andato tutto alla perfezione. E soltanto grazie a Michael!" Lui era a disagio, non era certamente abituato ad essere al centro dell'attenzione. Io lo osservai con un pizzico di invidia, dovevo ammettere che non avevo mai fatto una cosa così pericolosa per Brooke. Ma non mi persi d'animo e con un sorriso proposi la sfida per la loro squadra.
"Beh, visto che il nostro Michael è un vero temerario, la sfida che ho in mente per la vostra squadra sarà per voi un vero gioco da ragazzi" Un gnigno malefico comparve sul mio volto
"Sarebbe?" Summer mi lanciò uno sguardo decisamente interessato a sapere il resto.
"Dormire in un cimitero" Scrollai le spalle come se quella fosse la cosa più facile del mondo. Colsi un certo timore in Michael, cosa che invece, inaspettatamente, non notai nelle due ragazze.
"Non ci spaventi, caro Sam" Brooke mi guardò con fare spavaldo, prima di continuare "E comunque, anche la nostra squadra ha una sfida per voi" Chris sorrise sicuro
"La vostra sfida non potrà mai essere terribile quanto la nostra" Brooke sorrise complice a Summer che, sistemandosi i lunghi capelli neri presi di mira dal vento, prese la parola.
"Magari non terribile, ma decisamente fuori moda e un tantino imbarazzante" Io, Chris e Dean la osservammo confusi, ma anche incuriositi "Farete un bel giro dall'hair stylist più bravo di Manhattan e uscirete dal suo salone con i capelli tinti di un colore inconsueto che sarete costretti a sfoggiare in pubblico per tre giorni, senza stratagemmi per nasconderlo"
"Non male. Complimenti" Summer sorrise soddisfatta alle parole di Dean, poi la nostra conversazione fu interrotta dall'inaspettato arrivo di Jasmine che si avvicinò subito a me, prendendomi da parte davanti agli sguardi incoraggianti di Chris e Dean e a quello indagatore di Brooke. Sorrisi a Jasmine in segno di saluto, sperando che mi avesse raggiunto per perdonarmi.
"Grazie mille per i fiori. Sono davvero stupendi. Non dovevi, ma mi ha fatto molto piacere riceverli. E' stato un gesto davvero carino" Evvai! La mia mossa da gentiluomo aveva funzionato alla perfezione.
"Figurati. Allora, per la mia proposta?" Il ballo di inizio anno era alle porte e sarebbe stata un'utile occasione per serrare il mio corteggiamento nei suoi confronti: questa volta non avrei sprecato l'opportunità che mi sarebbe stata concessa.
Lei, con mio grande sollievo, accettò la proposta di venire al ballo con me, poi, accortasi di aver fatto tardi, mi salutò velocemente con un bacio sulla guancia, lasciandomi decisamente soddisfatto. La osservai allontanarsi, poi, con un sorriso trionfale, tornai dai miei amici "Bingo!"
Cercare di riuscire a perdermi nella folla degli invitati e, soprattutto, cercare di abbandonarmi allo spirito della festa, risultò mi più difficile del previsto. Fu un’altra sensazione strana, l’ennesima da quando avevo maturato quei sentimenti verso Summer. Di solito ero io ad animare un party e il mio divertimento, o al massimo quello dei miei amici, era il mio unico interesse. Quella volta invece ero lì, disorientato come se fosse la mia prima uscita pubblica. Mi ci vollero due drink per svegliarmi un po’, ma fu solo focalizzandomi su Summer che riuscì davvero a movimentare la mia serata. Sì, esatto, il motivo della mia tristezza rappresentò anche la molla per iniziare a darmi da fare. Ricordai il mio piano iniziale e individuai la modella più carina nelle vicinanze. Era un po’ più grande di me, ma non era una novità sedurre ragazze che non erano più nell’età scolastica. Inoltre si dimostrò una abbastanza semplice da conquistare: una bevuta, qualche battuta, charme e il mio aspetto fisico accelerò i tempi di corteggiamento. Non sapevo come Summer avrebbe reagito, ma ogni tanto lanciavo un’occhiata attorno per individuarla e capire se ci stesse osservando. Valutai più volte i vantaggi di quella situazione che mi avrebbe consentito di farla ingelosire, esponendo finalmente i suoi reali sentimenti e, nell’eventualità che non funzionasse, avrei avuto un’avventura per consolarmi e ignorare le mie ferite.
Continuai a fissare Summer, finché non lessi nei suoi occhi la reazione che attendevo, o almeno fino a che non mi immaginai di vederla, era arrivato il momento di agire. Karina si lasciò guidare senza fare domande, anzi, ebbi l’impressione che per lei il corteggiamento era durato anche troppo, e alla fine arrivammo alla stanza di Summer. Quante volte avevo sognato atmosfere romantiche fra quelle quattro mura, ma alla fine stavo violando quel territorio così sacro, spinto dal mio desiderio di stuzzicarla. Durante la serata, dentro di me era cresciuta come una rabbia verso di lei, verso il suo atteggiamento e la sua ostentata indifferenza, anche se, in realtà, ero stato io stesso a fomentare quello stato d’animo, come se fosse l’unico modo per scoprirmi interessato ad un’altra che non fosse lei.
Temendo di non riuscire ad arrivare fino in fondo, guidai la modella fino al letto, cercando di evitare di pensare che Summer dormiva lì ogni notte, cercando di non badare al suo odore che permeava tutta la stanza. Il processo di estraniazione fu sollecitato dal primo bacio della ragazza che era con me, che posò le sue labbra sulle mie, richiamando attenzione. Fu ciò che le concessi, schiudendo la mia bocca per accoglierla, ma venni travolto dalla sua foga. Avvinghiata a quel bacio, riuscì a farmi spostare e, in pochi istanti, mi trovai disteso sul letto. Divertito da quell’inaspettata dimostrazione di carattere, la lasciai fare quando spostò i suoi baci sul mio collo. Per quanto mi riguarda accarezzai la sua schiena, cercando di immaginare l’andamento del suo corpo sotto al vestito. Giunto al collo, sciolsi il nodo che le teneva su l’abito, che di conseguenza iniziò a scivolarle di dosso. Si fermò alla sua vita, ostacolato nella sua caduta dalle mie gambe.
Mi ero quasi dimenticato del perché mi trovavo lì, quando il frutto del mio lavoro fece irruzione nella stanza, ma ebbi da subito l’impressione che il finale sarebbe stato diverso da quello che mi ero immaginato. La lasciai fare quando esiliò dalla sua camera la modella, che nemmeno mi volati a guardare quando superò la soglia della porta, troppo impegnato com’ero a tradurre ogni gesto, sguardo o parola della padrona di casa. Anzi, osai ancora e dissi, cercando di essere il più irritante possibile: “Le russe hanno una lingua pazzesca!”
"Ti prego, smettila! Sei disgustoso!"
"Quando siamo io e te da soli in qualche suite esclusiva, hai altre parole con cui definirmi" Obbiettai tranquillo, anche se la rabbia che avevo accumulato durante la sera si stava ingigantendo in me. Come poteva continuare ad insistere, come pensava di continuare ad ignorare ciò che c’era fra noi. Perché, ne ero sicuro, non potevo essermelo inventato. Tuttavia non avrei fatto io la parte del debole, ancora una volta. Così, quando propose di affrontare il discorso, preferii mostrarmi del tutto non interessato, manifestando la mia intenzione di divertirmi per quella sera.
Ma, e me lo dovevo immaginare, continuò ad insistere, sbarrandomi la strada. E, potrei giurarvelo, non l’avevo mai trovata più sexy che in quell’istante. Ma la situazione era destinata al disastro ancora una volta.
“Tu ti stai innamorando di me!” Non era una frase nuova, facevo quell’accusa a me stesso ogni giorno, ma detta da lei assumeva un tutt’altro significato: era la fine dei giochi, a quanto pare non ero stato bravo a nascondere l’intensità dei mio coinvolgimento. Optai per la reazione meno scontata, ovvero la pura indifferenza, celando come mi sentivo in realtà, in parte anche un po’ umiliato dall’essere stato scoperto io, per primo. Quando continuò ad insistere, risposi: “Dovresti imparare ad essere un po' meno egocentrica” Una frase che più tardi mi sarebbe suonata piuttosto stupida, ma in quel momento mi sembrò la meno compromettente.
Ma vidi scomparire ogni possibilità di difesa quando tirò in ballo la scatola, mi sentii imbarazzato, privato della mia personale intimità, ma soprattutto mi sentii definitivamente scoperto. Non mi rimaneva altro che la verità, inutile continuare a negare. Inoltre Summer aveva appena esposto, filo e per segno, il mio infantile piano per farla ingelosire: "Non so che cosa mi stia succedendo, so solo che, qualunque cosa sia, mi riesce difficile controllarla e che il cuore comincia a battermi un po' più forte ogni volta che ti vedo"
Una dichiarazione che mi sembrò fin da subito melodrammatica che ma rappresentava comunque la realtà che vivevo da tempo.
Purtroppo il sollievo per essermi liberato da quel peso, fu cancellato dalla reazione di lei che, invece di ricambiarmi o comunque di rispondere in qualsiasi altro modo, se ne uscì con le motivazioni che ci avevano spinto al segreto. Lasciai fuoriuscire tutta la mia frustrazione con un impeto forse eccessivo. Ma le fui grato quando si decise a scostarsi, permettendomi di uscire dalla sua stanza.
Così non passò molto tempo prima della mia uscita di scena, deciso a metter fine a quella festa. Non trovando Brooke da nessuna parte, decisi che, l’indomani a colazione, mi sarei scusato per non averla avvertita della mia partenza.
Quando più tardi feci il mio ingresso allo Street Pub, mi sorpresi di notare, al bancone, la sagoma di mio padre. Certo, il locale era a pochi isolati da casa nostra, ma pensavo che a quell’ora si trovasse a qualche occasione mondana o a casa con la mamma. Dai bicchieri vuoti attorno a lui, compresi che era lì da un po’, evidentemente un’altra serata andata male con la mamma. Mi sedetti sullo sgabello accanto a lui, un po’ intenerito da quell’immagine. Si accorse solo dopo un po’ di me: “Come è andata la festa?...Aspetta, se sei qui non molto bene, immagino! Peter” Disse, rivolto al ragazzo del bar: “Uno per mio figlio!”
Lo guardai un po’ sorpreso, dopo tutti i discorsi sul non bere fuori di casa.
“Oh andiamo, Dean! Non pretendi di farmi credere che non hai mai bevuto un alcolico, infrangendo la legge, nonché le mie raccomandazioni?” Mi guardò e capii che sarebbe stato di buon umore con me e così mi presi la libertà di ridere alla sua battuta. Sorseggiando la nostra ordinazione e le due successive, assaporai quel momento solo per noi, anche se non feci domande su lui e la mamma. Erano sempre stati piuttosto trasparenti per me e Brooke, sia nella passione che condividevano durante la nostra infanzia, sia in quel momento di crisi. Non avevo voglia di conoscere i retroscena dei problemi che avevano, l’ultima cosa che desideravo era che si infrangesse anche l’unico modello di “amore eterno” che avevo a disposizione.
“Non vuoi dirmi chi è, vero?” Mi chiese quando, dopo qualche domanda, aveva capito il tipo di problema che mi aveva portato lì a concludere quella serata fallimentare.
“Non penso sia importante….tanto non c’è speranza!” Riconobbi il suo orgoglio quando si sorprese al pensiero che qualcuna potesse non essere interessata a suo figlio.
“Ha un altro?” Mi domandò.
“Non che io sappia…”
“Allora, forse, può mentire…o magari può aprire gli occhi!”
“Grazie per l’ottimismo, ma non vorrei entrare nel clichè del pretendente ossessivo!”
“Infatti dovrai essere paziente, invisibile, ma agire nei momenti giusti. Forse non crederà al fatto che tu abbia rinunciato ai tuoi sentimenti per lei, ma potrebbe credere alla tua intenzione di superarli. Ma attento ad non cadere nell’indifferenza, mostrati suo amico…”
Non sapevo in realtà quanto avrei seguito quell’indicazione, ma apprezzai il suo tentativo di aiuto, almeno finchè: “Perché, ricordati, un amico ha sempre più occasioni per accedere al letto di una ragazza!”
“Oh papà!!” Esclamai disgusto nel tenere quel genere di discorso con colui che avrebbe dovuto essere il responsabile dei due. Lui, in tutta risposta, rise divertito e forse anche un po’ brillo.
Quella sera Michael passò a prendermi puntualissimo, suonò il clacson ed io scesi velocemente. Era davvero un figurino in smoking anche se si vedeva che quella non era affatto la sua tenuta preferita. Io invece indossavo un abito corto arancione, uno dei miei colori preferiti e che mi stava divinamente. Dovevo essere perfetta di modo da farmi notare da tutti gli invitati ed assicurarmi un alibi per quando io e Michael ci saremmo allontanati dalla festa per il 'grande colpo'. Una mano me l'avrebbe data persino la complicità, seppur involontaria, di Jasmine. Se qualcosa fosse andato storto infatti ero sicura che non avrebbero mai preso sul serio la parola dei miei amici, troppo attaccati a me e forse troppo impauriti per decidere di voltarmi le spalle non coprendomi.
L'auto girò l'angolo e ci trovammo a percorrere la via principale di uno dei quartieri residenziali più prestigiosi della città. Ne rimasi totalmente affascinata e penso che questo lo notarono anche Sam e Dean perchè non smettevo un attimo di guardare fuori dal finestrino. Poco più avanti girammo a destra e ci addentrammo in una via di antichi palazzi, uno più bello dell'altro. Da lì a poco cominciai a notare un gran numero di macchine parcheggiate, segno che la festa non doveva essere lontana. "La signora Montgomery ha organizzato una sfilata stasera" disse Dean. "Ci saranno tutti gli stilisti emergenti di New York e un sacco di gente ricca e famosa, e poi ovviamente ci sarà un party strepitoso... all night long, baby!" disse rivolto a me. Io risi divertita. "Eccoci arrivati ragazzi" disse Sam parcheggiando l'auto. Scendemmo e dopo pochi metri giungemmo a destinazione. "Qui abita la nostra amica Summ" disse Sam, "più precisamente nell'attico extra-lusso lassù". Indicò col dito l'ultimo piano del bellissimo palazzo davanti a noi. "Dai forza, che gli altri saranno già arrivati". Detto questo, Dean suonò il campanello e subito il portone si aprì. Salimmo in ascensore fino in cima e quando arrivammo davanti al portone dell'"attico extra-lusso" ci venne ad aprire un distinto maggiordomo. Appena la porta si aprì mi trovai in un altro mondo, completamente diverso da quello a cui ero abituata. Il loft era enorme e semplicemente magnifico, in stile ultra-moderno e minimal in ogni dettaglio: il bianco delle pareti illuminava in modo particolare il grande salone dove era stata allestita una sobria ma elegante passerella, dove di lì a poco avrebbero sfilato le collezioni dei più talentuosi stilisti emergenti della città. Ai lati erano sistemate le sedie per gli ospiti: ad ognuno era stato assegnato un posto ben preciso, segno che tutto era stato curato nei minimi dettagli e che comunque il party era riservato a una lista di invitati ben selezionata. C'erano molte persone, tutte elegantissime, chi più e chi meno dava sfoggio del lusso e della ricchezza che possedeva. C'erano molti giornalisti, qualche fotografo, persino qualche volto televisivo più o meno noto. "Eccovi finalmente! Mancavate solo voi!" Mi voltai e vidi Summer Montgomery venirci incontro. "Era ora che arrivaste! La sfilata sta quasi per cominciare". Summer era davvero stupenda quella sera e penso che anche Dean lo notò. Percepii tra i due un lieve filo di attrazione. "Summ, ho portato anche una mia amica se non ti dispiace. Lei è Jasmine" disse Sam presentandomi. "Ah sì, mi avevi accennato che avresti portato qualcuno e in effetti ho riservato un posto in più per il nostro gruppo. Comunque molto piacere Jasmine! Noi due ci siamo già viste vero? E poi Brooke mi ha parlato molto bene di te". "Grazie Summ. Wow, ne sono lusingata" dissi arrossendo. "Il piacere è tutto mio. Devo farti i complimenti per la casa e per la bellissima serata che tua madre ha organizzato. Credo proprio che sarà un successone!" "Spero di sì. Il team di mia madre ha fatto un ottimo lavoro. E poi il servizio di catering è a dir poco divino... viene direttamente da Parigi, non so se mi spiego." Pensai che Summ fosse proprio nata per vivere in quel mondo di ricchi e privilegiati. Tutto le si addiceva alla perfezione e il modo in cui si vantava di tutta l'organizzazione e del lavoro per la serata mostrava quanto fosse particolarmente adatta a svolgere quel ruolo. "Ehi ragazzi! Se cercate il camerino è da quella parte. Ah ma siete voi! Scusate ma vi avevo scambiato per due modelli!" disse una voce alle nostre spalle. "Sì certo Chris, molto spiritoso" disse Dean. Ridemmo tutti divertiti, poi Sam mi presentò al suo amico. "Chris, lei è Jasmine, Jasmine, lui è il mio caro amico Chris". "Molto piacere" dissi. "Il piacere è tutto mio, mademoiselle" rispose Chris. Mi prese la mano destra e la baciò con un inchino. "Scusalo Jasmine, non è sempre così scemo" disse Sam. "Già, lo è molto di più" disse Dean. La risata generale fece leggermente arrossire Chris. "Ciao ragazzi, come va? Ci siamo tutti finalmente!" Mi voltai e vidi Brooke Lancaster a braccetto con un ragazzo che avevo già visto in giro a scuola. "Ehi Brooke, come siamo sexy questa sera! Proprio un bell'abitino..." Chris la squadrò dall'alto in basso e anche gli altri non furono da meno. "Grazie Chris" rispose Brooke con un sorrisetto ammiccante, per niente imbarazzata. Si vedeva che era abituata a ricevere questo tipo di apprezzamenti da parte dei ragazzi. E ne aveva tutto il diritto... era davvero favolosa. "Ehi Michael, come butta, amico?" "Tutto bene Chris, grazie!" Chris gli diede una pacca sulla spalla e il ragazzo sorrise, un pò infastidito forse per la troppa confidenza che Chris si era preso. Sam si avvicinò, mi mise un braccio intorno alla vita e mi strinse a sè. "Conosci già Jasmine, vero?" disse rivolto a Brooke. "Certo. Stiamo giusto provando a conoscerci meglio, vero Jasmine? A proposito, non ti dimenticare il nostro piccolo appuntamento di domani eh?" disse facendomi l'occhiolino. "Oh, certo che no, Brooke, non vedo l'ora!" risposi. Sam non chiese spiegazioni a riguardo. Notai il suo sguardo che fissava Brooke quasi in tono di sfida. Anche lei lo contraccambiò con lo stesso sguardo, stringendosi a Michael. In quel momento ignorai il perchè di questo loro atteggiamento, ma ben presto molte cose si sarebbero chiarite. Poi Brooke mi presentò Michael e così si conclusero le presentazioni. Rimanemmo ancora un pò a parlare, poi Summ ci fece accomodare ai nostri posti e in breve la sfilata ebbe inizio. Tutti gli abiti che sfilarono erano davvero magnifici; sembravano proprio creazioni di alta moda. I modelli e le modelle erano perfetti, come quelli che si vedono nelle riviste di moda o nei cartelloni pubblicitari a Time Square. Fu un successo: gli applausi furono interminabili, soprattutto quando la signora Montgomery fece il suo ingresso in passerella, attorniata dagli stilisti che avevano partecipato alla "sua" sfilata. Vennero scattate foto e rilasciate interviste e anche Summer fece la sua parte, sempre al fianco della madre. Di lì a poco venne servito un ricco buffet e si diede inizio alle danze. Io e Sam rimanemmo sempre insieme e parlammo per tutto il tempo. Gli raccontai un pò della mia vita e anche di mia madre, soffermandomi però ben poco sull'argomento. Anche lui mi raccontò un pò di sè, ma per la maggior parte ridemmo e scherzammo come matti. Era davvero bello parlare con lui. C'era sintonia tra noi, ci capivamo al volo. Sembrava quasi che l'uno fosse nella mente dell'altro e anticipasse prima i suoi pensieri e poi le sue parole. Non mi ero mai sentita così con nessun'altro prima di allora, ero davvero felice. Poi Sam si allontanò un attimo per andare a prendere qualcosa da bere e, una volta rimasta sola, notai un ragazzo che mi fissava con insistenza. Quando si avvicinò, lo riconobbi. Era Brad, il ragazzo con cui ero uscita quell'estate. "Ciao Jasmine, come stai? Mi sembrava che fossi tu... Ti trovo benissimo, sei stupenda!" "Ciao Brad. Io sto bene e tu?" dissi arrossendo per i complimenti che mi aveva fatto. "Anch'io tutto bene. Sono appena tornato da Londra. Mio padre mi ha trascinato con lui e non ho potuto rifiutare. Come mai qui stasera?" "Sono con un gruppo di amici e tu?" "Beh io sono qui con mio padre. E' un amico della signora Montgomery, la padrona di casa, e l'ha aiutata nell'organizzare il party. Sai, si occupa di pubbliche relazioni, per la People's Revolution". "Non lo sapevo. Wow! Sembra fantastico". "Già, è un ottimo lavoro, ma praticamente è sempre in viaggio e a Londra ha portato anche me. Voleva che la vedessi e in effetti è una città magnifica." "Eh, immagino" risposi, un tantino invidiosa. "Scusa ma ora devo scappare che mio padre deve farmi conoscere qualche suo amico facoltoso dei tempi di Harvard. Sai, alla fine sono stato accettato, così deve elogiarmi un pò davanti a tutti". Sorrise dolcemente e mi salutò con l'augurio di rivedermi presto. Era davvero un ragazzo d'oro e aveva avuto fin da piccolo il mio stesso sogno di studiare ad Harvard, sogno che per lui, da quanto mi aveva appena detto, si stava già avverando. Entrambi avevamo capito fin da subito che non poteva esserci niente di più che una semplice amicizia tra noi, ma questo non ci impediva di avere un profondo rispetto e una sincera ammirazione l'uno nei confronti dell'altro. Sam tornò con due bicchieri di champagne in mano e restammo ancora un pò a parlare. Più tardi lui raggiunse Chris e Dean e io rimasi a parlare con Brooke e Summer. Chiacchierammo del più e del meno, poi Brooke mi confessò di aver preparato per Michael una sorpresa organizzata nei minimi dettagli di lì a pochi minuti. Non poteva rimandare per niente al mondo e nessuno avrebbe dovuto accorgersi della loro assenza. Decisi di coprirla senza farle ulteriori domande a riguardo e la vidi allontanarsi di fretta verso l'uscita. Summ invece fu richiesta dai fotografi per alcuni scatti insieme alla madre, così rimasi da sola e decisi di andare a cercare Sam. Lo vidi in un angolo del salone mentre parlava coi suoi amici. Decisi di non andare a disturbarlo, così mi avvicinai al buffet per servirmi un pò di succo di frutta (con lo champagne avevo chiuso per quella sera!). Più in là, un gruppetto di modelle mi davano le spalle e confabulavano qualcosa guardando in direzione di Sam e dei suoi amici. Avranno avuto non più di vent'anni, alte, magrissime, appena reduci dalla sfilata e ora pronte a divertirsi. Purtroppo riuscii a sentire non poco della loro conversazione. "Ehi ragazze, più il tempo passa e più Sam si fa carino, non trovate?" "Hai proprio ragione, Jen! Com'è che lo chiamavi? 'Bel culetto'?" Risero divertite. "E poi a letto, ragazze, è così focoso. Quella notte per me è stata favolosa. Eh sì, ci sa proprio fare con le donne." "Beh, se lo dici tu, Jen. Comunque stasera si è presentato con una che come minimo le possono dare il premio di 'cassiera dell'anno'. Ma dove l'avrà trovata?! Si vede che non è "dell'ambiente". Proprio squallida, poverina!" Ridendo e sorseggiando i loro drink con una certa malizia, si buttarono nella mischia, cantando a squarciagola "Piece of me" di Britney Spears. Mi sentii ferita dalle loro parole e decisi che non c'era ragione per cui io rimanessi là. In quel momento il mio unico desiderio era fuggire da quel posto. Vidi Brad col cappotto in mano, evidentemente pronto ad andarsene e lo raggiunsi. "Stai andando via?" "Sì, perchè? Ti serve un passaggio?" "Guarda, mi faresti un grandissimo favore se mi accompagnassi a casa. Ti dispiace?" "Figurati, l'autista di mio padre non avrà problemi ad allungare un pò la strada." "Grazie mille." "Di niente. Questo ed altro per un'amica. Dai, andiamo". Presi il cappotto dal guardaroba e mentre mi stavo dirigendo all'uscita, vidi Sam venirmi incontro. "Ehi, ma che succede? Perchè te ne stai andando via?" "Niente, guarda, non ho voglia di parlarne. Sono solo molto stanca e voglio andare a casa". Brad mi prese la mano. "Dai andiamo". "Ehi aspetta, non puoi andartene così". Sam mi afferrò per un braccio. "Mi vuoi dire cos'è successo? E poi se volevi andar via, me lo potevi dire che ti riportavo a casa io." "Lasciami Sam. Devo andare". Cercai di divincolarmi ma Sam strinse la presa. "Ahi, mi fai male, lasciami". "Ehi, amico, ha detto che se ne vuole andare! Sei sordo forse?" Brad si stava innervosendo. Sam finalmente mi lasciò il braccio. "Ok, scusate tanto. Non voglio di certo trattenervi oltre. Prego." Ci aprì la porta e tenendola spalancata, ci fece uscire. "Qualche problema, Sam?" Dean e Chris raggiunsero il loro amico. "No ragazzi, tranquilli. Nessun problema." Ci guardammo negli occhi per un istante. Il suo sguardo era teso. Mi parve arrabbiato, come qualcuno che ha appena perso una sfida importante. Brad mi trascinò via e vidi di sfuggita Sam chiudere la porta alle nostre spalle. Quando salii in auto con Brad era solo molto delusa. Forse Sam non era affatto il ragazzo che avevo creduto che fosse. Ma ce l'avevo più che altro con me stessa. Alla fine mi ero solo illusa di poter essere diversa, di poter far parte di un mondo che forse non mi avrebbe mai accettata.
Arrivata a casa, mi precipitai in camera mia e mi buttai sul letto. Cominciai a piangere come una bambina, anche se cercavo disperatamente di trattenermi. Era stupido prendersela così tanto, ma alla fine il pianto era l'unico mezzo in quel momento capace di farmi scaricare tutta la tensione e la rabbia che avevo dentro. Ben presto mi calmai e poco dopo sentii squillare il cellulare. Era Sam. Non me la sentivo di parlargli, così decisi di non rispondere. Provò a chiamarmi altre due o tre volte e alla fine cedetti e risposi al telefono. Ovviamente mi chiese subito delle spiegazioni e io gli raccontai di quello che avevo sentito da quelle modelle. Mi disse che quella Jen l'aveva conosciuta mesi prima a una festa, ma giurò di non averci mai fatto niente. Mi sentii una stupida. Alla fine non stavamo neanche insieme... quello che aveva fatto con altre ragazze in passato non doveva interessarmi più di tanto... eppure mi ero sentita in un certo senso tradita. Poi Sam mi rassicurò su quello che avevano detto su di me, dicendo che sicuramente erano state le uniche là dentro a pensarla in quel modo, che tutti i suoi amici mi avevano trovata stupenda e non dovevo dar peso alle parole di tre galline invidiose. Mi parlò con dolcezza e decisi di credere alle sue parole. Gli augurai la buonanotte e riattacai. Potevo veramente fidarmi di lui? Eppure non volevo, non potevo illudermi troppo.
La mattina seguente, a scuola, durante l'ora di inglese mi venne recapitato in aula un enorme mazzo di fiori davvero bellissimi. Arrossendo, a causa degli sguardi dei miei compagni fissi su di me, presi il biglietto e lessi: "Scusa se ti ho ferito in qualche modo ieri sera, ma voglio farmi perdonare. Ti va di venire al ballo con me? Sam". Sorrisi e pensai che forse non dovevo dubitare di lui. Vidi Sam all'uscita dalla scuola. Era coi suoi amici, ma mi avvicinai lo stesso e lo presi da una parte. "Grazie mille per i fiori. Sono davvero stupendi. Non dovevi, ma mi ha fatto molto piacere riceverli. E' stato un gesto davvero carino." Sorrisi, un pò in imbarazzo. "Figurati. Allora, per la mia proposta?" "Ehm... accetto!" dissi sorridendo, poi guardai l'orologio. "Scusa ma è tardi, devo proprio scappare. Ci sentiamo!" Gli diedi un bacio sulla guancia e me ne andai via quasi di corsa. Ero davvero di fretta. Il tempo di arrivare a casa e cambiarmi e poi mi sarei vista con Brooke per il nostro appuntamento.
Top arancio, gonna nera, sandali dello stesso colore, trucco non troppo leggero ma nemmeno troppo appariscente, orecchini a cerchio...mi stavo ammirando davanti allo specchio alla ricerca di una qualche (per fortuna inesistente) imperfezione nella mia tenuta per la festa organizzata da mamma, quando due battiti veloci alla porta della mia stanza mi riportarono prepontemente alla realtà.
"Avanti!"
Mia madre, impeccabile come sempre, si affacciò sulla soglia.
"Tesoro, sei già pronta?"
"Credo di sì" Lei entrò nella stanza, si mise dietro di me e mi scrutò osservandomi dallo specchio.
"Sei stupenda. Hai fatto benone ad indossare soltanto capi di stilisti presenti questa sera"
"So quanto tu tenga alla tua reputazione" In un insolito slancio d'affetto, lei mi sfiorò la spalla destra coperta dal top che avevo indosso.
"Questa è una serata molto importante, Summer, ma non solo per il mio lavoro" Aggrottai le sopracciglia interrogativa, prima di voltarmi verso di lei
"Che intendi dire?"
"Beh, il tuo più grande sogno è quello di arrivare in alto nel campo della moda, dico bene?" Annuii lentamente, quasi ipnotizzata "Questa sera ti presenterò ad altri agenti di modelle, consegnerò il tuo book e vedrai che qualche incarico importante salterà fuori" Sorrise amorevolmente "Sei la degna figlia di tua madre, farai un sacco di strada bambina mia"
Mi sforzai di sorridere, ancora incredula di fronte a quelle parole così colme di affetto materno. Lei mi schioccò un veloce bacio sulla fronte prima di cominciare ad abbandonare velocemente la mia stanza.
"Ti aspetto in salone tra meno di cinque minuti"
Circa venti minuti dopo, esaurite le presentazioni ufficiali accanto a mia madre a quelli che erano gli ospiti più importanti della serata, ero appoggiata al tavolo del buffet, l'aria annoiata e il secondo bicchiere di champagne della serata (rigorosamente vuoto) ben stretto nella mano destra. Il mio sguardo si accese quando vidi la prima faccia amica varcare la soglia dell'attico. Corsi incontro a Chris con un sorriso stampato sul volto.
"Chris!"
"Hey, piccola!" Gli schioccai un bacio sulla guancia prima di puntare finalmente il mio sguardo su di lui: indossava un semplice paio di jeans con un giubbotto marrone sopra una camicia bianca, eppure era stramaledettamente affascinante.
"Wow, come siamo affascinanti! Mia madre è già caduta ai tuoi piedi?" Lui sorrise con una punta di imbarazzo, affondando la mano nei suoi capelli
"Tu sei una stupenda padrona di casa" Sorrisi compiaciuta: Chris Morrison sapeva essere davvero gratificante per l'autostima di una donna "Senti, sai mica dirmi dov'è il bar?"
"Già a corto di alcol, Morrison?" Era incorreggibile: sorridendo divertita lo presi sottobraccio e lo accompagnai all'angolo bar allestito dal catering nel nostro salone.
Non molto tempo dopo, arrivarono anche Sam, in compagnia della sua vittima Jasmine, e Dean. L'ennesimo calice in mano, feci un bel respiro osservandolo avvicinarsi insieme agli altri due.
"Il nostro Sam non perde tempo!" Mi bisbigliò Chris all'orecchio, prima che io andassi incontro ai nuovi arrivati sulla soglia di casa.
"Eccovi finalmente! Mancavate solo voi!" Dean mi osservò per un istante, aveva uno sguardo strano: da quando avevo scoperto quella scatola nera nella sua stanza ero davvero preoccupata che tutto stesse cambiando tra di noi, dovevo assolutamente vederci chiaro. "Era ora che arrivaste! La sfilata sta quasi per cominciare"
"Summ, ho portato anche una mia amica se non ti dispiace. Lei è Jasmine" Finalmente ebbi l'occasione per osservare la preda di Sam: niente male, a scuola sembrava decisamente più sfigata, però certamente c'era ancora molto lavoro da fare perchè fosse degna dell'Upper East Side.
Rassicurai Sam sul fatto che avevo riservato un posto anche per la sua accompagnatrice alla quale mi presentai. Lei ovviamente mi fece i complimenti per la festa e per la casa e con un semplice sorriso la ringraziai.
"Ehi ragazzi! Se cercate il camerino è da quella parte. Ah ma siete voi! Scusate ma vi avevo scambiato per due modelli!" L'arrivo di Chris interruppe la nostra breve conversazione. Lui, da insuperabile galantuomo, le diede uno splendido baciamano, lasciandola in chiaro disagio: doveva ancora abituarsi ai modi di Chris, ma in fondo non ne avrebbe avuto modo - se mai avesse fatto parte del nostro gruppo, l'ineguagliabile esperienza sarebbe durata soltanto sette giorni.
"Ciao ragazzi, come va? Ci siamo tutti finalmente!" Brooke ci raggiunse, a braccetto con Michael.
"Ehi Brooke, come siamo sexy questa sera! Proprio un bell'abitino..." Chris come al solito non mancò di farle una radiografia accurata, cosa che però lusingò la mia migliore amica la quale lo ringraziò. Roteando lo sguardo, ancora non del tutto abituata al suo comportamento prima di allontanarmi per fare un po' di conversazione con Marc Jacobs, uno dei più cari amici di mia madre.
Ero nel mezzo di un'interessante e scorrevole conversazione con Marc quando scorsi tra la folla Dean chiacchierare sorridente con una piacente modella, magra come un grissino e alta circa il doppio di lui. Non riuscivo a capire perchè, ma riuscii a prestare poca attenzione alle parole di Marc il quale era semplicemente estasiato dalle foto del mio book: ero vicina alla più grande occasione della mia vita e stavo sprecando tutto per Dean Lancaster. Quando lo vidi allontanarsi per mano con il grissino biondo le parole pronunciate da Marc divennero un eco sempre più distante ed indecifrabile. Per fortuna un nonnetto milionario si avvicinò a noi con l'intento di attaccare bottone con il mio interlocutore.
"Summer, ti dispiace se continuiamo la nostra conversazione più tardi?" Gli regalai un sorriso che speravo non risultasse troppo sollevato.
"Assolutamente no. Buon proseguimento" Mi congedai da lui e dal nonnetto e partii in quarta alla ricerca di Lancaster, tentando di non farmi trascinare dalla folla.
Voleva irritarmi, era questo il principale scopo della serata per lui, oltre a concludere con un'aitante ragazza di poche parole: pensavo che avrebbe unito le due cose appartandosi con la modella di turno nella mia stanza. Spalancata la porta della mia camera, ebbi la conferma della mia intuizione: lui e la bionda erano sdraiati sul mio letto e lei era già mezza nuda.
"Avevo esplicitamente detto che la mia stanza è off limits!" I due si staccarono l'uno dall'altra: la bionda imbarazzata dall'essere stata colta in flagrante, Dean invece soddisfatto e compiaciuto.
"Mi dispiace, Karina mi fa dimenticare tutto" Roteai lo sguardo, esasperata dal suo atteggiamento.
"Fuori!" La bionda si rivestì in tutta fretta e con la stessa velocità, mormorando qualche parola in quello che presumevo essere russo, se ne andò. Rimasi ad osservare allibita Dean che, del tutto tranquillo, si alzò dal letto sfiorandosi soddisfatto il lato delle sue labbra.
"Le russe hanno una lingua pazzesca!"
"Ti prego, smettila! Sei disgustoso!"
"Quando siamo io e te da soli in qualche suite esclusiva, hai altre parole con cui definirmi" Il solito sorriso beffardo e sicuro di sè solcò la sua faccia da schiaffi. Io chiusi gli occhi, tentando di riacquistare un briciolo di calma.
"E' vero, ma...quando siamo insieme sei diverso, Dean. Questa sera invece sei sulla difensiva, come ogni volta che tenti di distaccarti dalle emozioni che provi"
"Non so di cosa tu stia parlando"
"Dobbiamo fare un discorso serio noi due" Lui assunse un'espressione interrogativa e insieme scocciata, mentre io chiusi la porta.
"Non ne ho voglia, Summer. Tu mi hai invitato a questa festa e io ho intenzione di divertirmi, quindi se non ti dispiace..." Si era ormai avvicinato a me che, le braccia incrociate davanti al petto, mi misi tra lui e la porta. Dean assunse un sorrisetto divertito. "Quando ti metti in testa una cosa è difficile farti cambiare idea"
"Tu ti stai innamorando di me" Sei parole che mi uscirono spontanee e che erano assolutamente inappropriate come esordio di un discorso serio. Lo guardai dritto negli occhi per cogliere anche la più piccola reazione che avrebbe avuto: Dean era immobile, indecifrabile. Io alzai un sopracciglio, con aria di sfida "Ho centrato il punto?"
"Dovresti imparare ad essere un po' meno egocentrica" Fece ancora per andarsene, ma io lo bloccai mettendogli una mano sulla camicia, quasi all'altezza del cuore, cosa che lo stupì, ma che allo stesso tempo lo fermò, come nel mio intento.
"Tenti di ingelosirmi con qualche anonima modella ancora squattrinata, mi provochi in ogni modo possibile e poi..ho visto la scatola che tieni sotto al tuo letto" Per la prima volta dopo interminabili secondi lui distolse il suo sguardo dal mio.
"Non so che cosa mi stia succedendo, so solo che, qualunque cosa sia, mi riesce difficile controllarla e che il cuore comincia a battermi un po' più forte ogni volta che ti vedo" Chiusi gli occhi, sconvolta: non poteva succedere, non avrebbe dovuto.
"Non puoi innamorarti di me, Dean" Pronunciai queste parole a bassa voce, lo sguardo a terra.
"Credi che non lo sappia!?" Quasi urlò, non lo avevo mai visto così prima di quel momento. Si calmò un po' dopo un sospiro "So bene di non potermi concedere un lusso del genere" Detto questo, si diresse verso la porta ed io finalmente, dopo essermi spostata, lo feci passare.
Rimasta sola, mi lasciai andare ad un sospiro liberatorio e mi lasciai cadere con la schiena appoggiata alla porta, gli occhi chiusi che combattevano per respingere quelle lacrime che pretendevano di uscire.
Nonostante non ne avessi voglia, dovetti tornare al rassicurante e allo stesso tempo irritante chiasso del party che ormai era nel suo pieno svolgimento: alcune modelle (tra le quali riconobbi la bionda russa che si era appartata non molto tempo prima nella mia stanza) sfilavano presentando i nuovi capi dello stilista di turno. Non appena feci il mio ritorno in salone, mi avvicinai all'angolo bar: l'alcol era l'unica medicina efficace per i pensieri di troppo.
"Hey, piccola. Sei tornata tra noi finalmente" Alzai lo sguardo per ritrovarmi davanti Chris.
"Mi sono persa molto?" Lui scrollò le spalle, servendosi da bere a sua volta.
"Le solite scaramucce tra Sam e Brooke, la corte di Sam alla sua piccola matricola senza troppo successo e uno stranissimo Dean, tutto qui" Se c'era una cosa di cui non volevo sentire parlare in quel momento era Dean Lancaster
"Non hai trovato nessuna modella interessante e, soprattutto, interessata a te?"
"Sai che il fascino di Chris Morrison non conosce confini, ma credo che quello delle modelle presenti, mio malgrado, lo conosca. E anche bene" Risi alle sue parole, il solito drink in mano "Che ne diresti di ravvivare un po' la serata, solo per il tuo migliore amico?" Intrigata, posai il bicchiere sul tavolo
"Che cosa hai in mente, Morrison?" Lui sorrise perfidamente
"Una bella sfida per la mia principessa" Io non gli tolsi lo sguardo di dosso, chiaramente in trepidazione per sapere il resto "Che ne dici di dimostrare ai presenti che qualcuno in questa stanza possiede ancora un po' di sex appeal? Sfila sulla passerella e sfilati i vestiti e supererai la sfida, Summer"
Pazzesco. Portando a termine la sfida rischiavo un salto nell'abisso del mondo della moda oppure una rapidissima e azzeccata ascesa nell'Olimpo delle modelle. Restai a rifletterci per un secondo o due, prima di sfoderare a Chris uno dei miei sorrisi migliori.
"Guarda e stupisciti!" Lui rise
"Questa è la Summer che conosco!" Un altro sorriso e mi allontanai da lui, decisa a non deluderlo.
Pochi istanti dopo, sfilai dopo che lo fece l'ultima modella prevista: catturai l'attenzione di tutti i presenti, colti di sorpresa dal cambio di programma. Finita la mia sfilata, mi tolsi con nonchalance la gonna che indossavo prima di fare lo stesso con il top, restando così in intimo.
Nel salone si diffuse un brusio stupito, mentre io vidi Chris immortalarmi con il suo cellulare, un'espressione a dir poco fiera e gioiosa dipinta sul volto.
"Pensavo che vi fosse dovuta una piccola ricompensa per essere sopravvissuti a questo noioso party e per avere avuto la sfortuna di non potere ancora ammirare una modella degna di portare questo nome" Sorrisi seducentemente, prima di rivestirmi e di abbandonare il salone. La festa era finita, almeno per me: avevo portato a compimento la mia sfida con successo, ma soprattutto, dopo che quello che avevo detto e fatto, non mi sarebbe convenuto farmi rivedere, almeno per non rovinare ancora di più l'immagine di mia madre.
La festa doveva essere finita da un pezzo, la casa era in assoluto silenzio: era la quiete che precedeva la tempesta, ne ero del tutto sicura. Seduta sul mio letto stile indiana, il volto struccato e stanco, una semplice sottoveste blu come tenuta per la notte, mi assaporavo quel momento unico dopo un'interminabile serata di chiacchiericcio assordante.
All'improvviso la porta della mia stanza si spalancò furiosamente e mia madre, inviperita come poche altre volte, entrò.
"Si può sapere che cosa ti è venuto in mente!?" Il mio sguardo non incontrò il suo mentre lei, in piedi al centro della stanza, attendeva una risposta, l'espressione incredula ed inferocita e le mani sui fianchi, postura che era solita assumere ogni qual volta era davvero arrabbiata "Hai rovinato la mia brillante reputazione là fuori, se ancora non te ne sei accorta"
"Mi dispiace" Furono delle scuse pronunciate a mezza voce, ero talmente stanca e svuotata emotivamente che non riuscii a dire altro.
"E pensi che questo basti, Summer?! Ok, noi due forse non potremmo candidarci alla vittoria del premio madre e figlia dell'anno, ma un colpo basso da te non me lo sarei mai aspettato" Come potevo spiegarle che in quel momento dovevo portare a termine una sfida e che pensavo soltanto a salvare la mia di reputazione invece che la sua?
"Mamma, mi dispiace davvero tanto: non era mia intenzione dire e fare quello che ho fatto...è stata una ragazzata, una folle sfida che mi ha lanciato Chris" Lei, se possibile, era ancora più incredula di prima.
"Beh, ci si aspetterebbe un comportamento più consono da due diciassettenni di buona famiglia come voi. Non ho parole, davvero: per fare colpo sui tuoi amici, hai osato minacciare ciò che ho faticosamente costruito in questi ultimi anni e non solo. Hai avuto il coraggio di rovinare persino la tua promettente carriera"
A queste parole non mi trattenni dall'alzare lo sguardo verso di lei.
"Che hanno detto là fuori?"
"Erano troppo scioccati per parlare, ma sono certa che la tua graziosa perfomance non ti sia stata di grande aiuto per lanciarti nel mondo della moda" Riflessi per qualche istante, prima di tornare a parlare, la voce ridotta quasi ad un sussurro, impaurita di come avrebbe potuto reagire mia madre.
"In fin dei conti potrebbe rivelarsi un bene"
"Che diavolo ti è saltato in mente adesso?" Presi fiato, guardandola dritto negli occhi.
"Sappiamo benissimo entrambe come è finita l'ultima volta in cui ho compiuto qualche passo importante nella moda, mamma" Sembrò addolcirsi al ricordo di quel periodo, uno dei più difficili della mia vita. Sospirò, prima di sedersi sulla sponda del mio letto.
"Non dimenticherò mai quei mesi, Summer, ma...ora sei più grande, meno ingenua e...bellissima: sono certa che, se mai avrai un'occasione vera per sfondare, sarà tutto più facile" Annuii soltanto dopo qualche secondo alle sue parole, tentando di crederci "Si è fatto tardi e domani c'è scuola"
Non avevo ancora capito se mi avesse perdonato per quella caduta di stile o se invece, sotto sotto, ancora le bruciava.
"Mamma" Lei si voltò, una mano sulla porta, già pronta a raggiungere la sua stanza "Quanto ti ci vorrà per dimenticare questa storia?" Tentò di regalarmi un sorriso, riuscendo però soltanto a creare una smorfia sul suo volto stanco.
"Ora dormi. Credo che la notte riuscirà a portare consiglio a tutte e due" Ci osservammo per qualche secondo, poi lei uscì dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle. Io con un sospiro mi accoccolai sotto le coperte, attendendo con trepidazione un sonno che arrivò a fatica.
Passai la notte fra il primo e il secondo giorno di scuola, praticamente in bianco, passando il tempo a lanciare per aria una vecchia pallina da tennis, contando le volte che arrivava a colpire il soffitto, purtroppo non ebbe lo stesso effetto della computa di un gregge di pecore. Niente da fare, lei continuava a rimanere nei miei pensieri…”Che scemo….” Giunsi a borbottare: “…è toccato anche a te alla fine…” Arriva per tutti il momento di scoprire che anche il proprio cuore può battere per qualcuno, peccato che io mi ero sempre immaginato quel momento verso l’età del college e non per la migliore amica di mia sorella. Presi sonno solo alle prime luci dell’alba: risultato? Dormii solo quello che mi bastò per svegliarmi in ritardo…era già il secondo giorno, e avrei voluto fossimo all’ultimo.Impiegai il mio ritrovato pomeriggio libero a cercare qualcosa da indossare alla festa a casa Montgomery, alla quale arrivai in compagnia di Sam e della sua scomessa. Trovai simpatica la meraviglia che si leggeva negli occhi di Jasmine, di fronte a quel mondo così nuovo per lei. In ascensore però mi ritrovai a sentirmi un pò in colpa, in fondo stavo reggendo il gioco a Sam. Ciò mi ricondusse alle nostre scommesse e di lì a Summer il passo fu breve. Ripiombato nei miei problemi, feci il mio ingresso nell'attico della ragazza e nella meravigliosa festa che stava ospitando.
Dopo pochi minuti mia sorella arrivò con quello che, a quanto sembrava, era il suo nuovo ragazzo o, almeno, il nuovo candidato a quel posto. Li salutai con un gesto del capo, ma non mi spinsi oltre. Ammetto che avrei potuto fare di meglio per tentare di fare conoscenza con Michael, ma non ero affatto sicuro di poter piacere ad uno come lui, così diverso da me. Concentrato come ero nel risolvere l’enigma Summer, non ero proprio in vena di spremere le meningi alla ricerca di qualcosa da dire. Per cui, dopo qualche prima frase di circostanza, lasciai a mia sorella l’onere di fare conversazione con lui, sperando solo che lei mi perdonasse quel silenzio così strano per me.
Il mattino dopo aver accompagnato Summer a portare a termine la sua prima sfida, ero stranamente arrivato a scuola in anticipo, così, in attesa dei miei amici, mi dilettavo a suonare la chitarra seduto sui gradini della scuola: da giorni ero ispirato come mai prima di allora e mi ero finalmente messo in testa di dedicarmi seriamente alla realizzazione di quello che, ne ero sicuro, sarebbe stato il mio primo disco, quello della consacrazione. Stranamente non sentivo di dovermela prendere con Sam per la sfida che mi aveva lanciato il giorno prima: anzi, grazie a quella perfomance nella mensa dell'UES Private High School ero riuscito a superare la mia paura di cantare davanti ad un pubblico.
"Hey, amico" Alzai lo sguardo e vidi Sam di fronte a me. Lo salutai come al solito, poi lui si sedette accanto a me.
"Una nuova canzone?"
"L'ennesima in pochi giorni: non ho mai avuto così tanta ispirazione"
"Hai trovato uno spacciatore con della roba così buona e non hai avvertito il tuo amico Sam?" Lo fulminai con lo sguardo.
"Sta' zitto" Sam rise brevemente, mentre io infilavo la mia mano destra nella tasca posteriore dei miei jeans.
"Ecco qua la foto che testimonia la riuscita della sfida di Summer" Gli porsi la foto e lui la osservò per un po', chiaramente soddisfatto, ma anche un po' sorpreso.
"Credevo che Summer non sarebbe riuscita a superare questa sfida. O almeno, non entro la settimana prestabilita: scegliere quelle tre paia di scarpe sacrificali dev'essere stato duro per lei"
"Puoi dirlo forte: ieri sera piangeva come una bambina davanti a quella senzatetto a cui ha donato le scarpe" Cominciammo a ridere: diciamo pure che tra noi ragazzi prendere in giro Brooke e Summer era il passatempo più appassionante e divertente, anche se, scaltre e controllate com'erano, le occasioni per farlo erano sempre più sporadiche.
"Hey, voi due. Di che ridete così di gusto?" Brooke, appena arrivata con Dean, sorrise leggermente divertita, prendendo posto un gradino più in basso rispetto a quello dove eravamo seduti io e Sam. Smisi con fatica di ridere, così come Sam che riuscì (almeno lui) a pronunciare qualcosa di sensato, nonostante le risate.
"Di Summer e della sua sfida" Brooke spalancò la bocca, come tutte le ragazze soggetta a facile indignazione.
"Siete davvero crudeli. E tu davvero un migliore amico esemplare, Morrison. I miei complimenti"
"Non capisco che cosa vi diverta tanto. Povera Summer tra l'altro: ognuno con la settimana delle sfide è messo alla prova sulle sue più grandi debolezze, vorrei vedere voi...." Il commento così accorato di Dean stupì tutti, me e Sam per primi: era sempre stato lui il più grande derisore delle ragazze, visto che, inspiegabilmente, erano entrambe molto più attaccate a lui che a me e a Sam. Lui era senza alcun' ombra di dubbio a disagio mentre noi lo osservavamo indagatori, ma, visto l'arrivo di Summer, non avemmo possibilità di approfondire la faccenda.
"Buongiorno, carissimi!"
"Cos'è quel sorriso sulla faccia? Chris ha detto che ieri hai frignato come una bambina cedendo le tue scarpe a quella senzatetto" Lei lanciò un'occhiataccia a Sam che come al solito non sapeva tenere la bocca chiusa.
"Non è vero. E anche se fosse..." Summer si voltò quasi furente verso di me che a fatica riuscivo a restare serio "...qualcuno dovrebbe sapere mantenere un segreto" Era sempre stata abbastanza violenta e questa volta toccò a me farne le spese: una forte botta sul mio braccio e le scaramucce per quel giorno avrebbero dovuto essere cestinate.
Non so come facesse, ma in pochissimi istanti cambiò completamente espressione, tornando a sorridere come quando si era unita a noi pochi minuti prima: annunciandoci, testuali parole, una sensazionale sorpresa, ci invitò ad una festa a casa sua organizzata da sua madre nella quale sarebbero state presentate le nuove collezioni di alcuni stilisti. Per dirla in breve, una noia mortale. Ma, come ci fece notare lei, noi eravamo i Fantastici 5 e non l'avremmo di certo abbandonata in una serata piena di ricconi con la puzza sotto al naso. Questo però non bastava: per fortuna Summer pronunciò le paroline magiche "Ci saranno decine di modelle. Soddisfatti ora?" Credo che l'enorme sorriso che comparve instantaneamente sul mio volto parlò più di quanto avrebbero potuto fare decine di parole. Beh, dopotutto essere amico di quella bambolina sexy non era poi così male.
Nonostante la straripante passione che legava me e la musica, il pomeriggio passato a rivedere le canzoni che avevo appena composto e a scriverne di nuove mi aveva davvero stancato. E quale miglior modo di staccare la spina se non passare una serata al Fahrenheit? I miei amici però non avevano affatto lasciato la loro perfida mente a casa: infatti Brooke ritirò in ballo la nostra settimana delle sfide, proponendo a Sam di arricchire la sua invidiabile raccolta di conquiste con Jasmine Evans a quanto diceva Sam una matricola decisamente maldestra e imbranata, la chiara spiegazione del perchè quest'ultima non era ancora entrata nell'orbita di Chris Morrison, sempre attento alla merce fresca che ad ogni nuovo anno scolastico giungeva all'UES Private High School. Da romantici piccioncini Sam e Brooke si erano trasformati in combattenti di una guerra fredda che forse non sarebbe mai scoppiata. La cosa era molto più eccitante di una soap opera colma di incesti e scandali. Eppure non avevo mai visto Sam più felice di quando stava con Brooke: forse mi nascondeva qualcosa, forse era soltanto il suo istinto da maschio che protegge il territorio, ma tant'è che appena un certo Michael (a parere di Brooke il suo nuovo "lui") varcò la soglia del Fahrenheit lo sguardo del mio amico si rabbuiò e lui ingurgitò quasi la metà della sua birra in un unico sorso, cosa che, nonostante fosse mio amico, non mi sarei mai immaginato potesse fare.
Il nuovo arrivato, trasferitosi direttamente da Boston, era un tipo che le ragazze avrebbero definito affascinante, ma decisamente spaesato e un po' sfigato. Oppure era semplicemente deluso, perchè sperava di concludere qualcosa con Brooke e invece si era ritrovato i quattro amici di lei (comprendenti il fratello gemello e il primo grande amore) a rovinargli la festa. Beh, se credeva che sarebbe entrato nel nostro gruppo direttamente dalla porta di ingresso soltanto perchè stava a genio a Brooke si sbagliava di grosso.
Finii di bere il mio Martini e lo guardai con un tentato sguardo di sfida "Direi che la prossima sfida tocca al nuovo arrivato" Ci voleva qualcosa che un ragazzo perbene come lui non sarebbe mai stato disposto a fare, nemmeno con una pistola alla tempia "Che ne dici di rubare il trofeo della squadra di football, sotto chiave nella presidenza della scuola?" Tentai di rendere l'atmosfera ancora più inquietante facendo sbattere con nonchalance i cubetti di ghiaccio del mio ormai non esistente Martini l'uno contro l'altro nel bicchiere vuoto che stringevo nella mano destra e, a giudicare dallo sguardo del piccolo usurpatore Michael, dovevo esserci riuscito. Come una brava crocerossina, Brooke corse in soccorso del cerbiattolino ferito (il nuovo arrivato, tanto per intenderci) proponendo a me e a Sam (al momento gli unici scocciati dalla presenza del ragazzo di Boston) di affiancargli qualcuno per la grande missione. Beh, la serata finì con i due nuovi piccioncini dell'UES appartati ad un tavolo del locale a progettare il nuovo grande colpo del secolo. Sam era deluso, scocciato, geloso?, così, mentre ci dirigevamo verso l'uscita del Fahrenheit dietro Summer e Dean, gli diedi una pacca sulla spalla nel tentativo di sostenerlo.
"Tu gli fai un baffo, credimi" L'intesa che, dovevo ammetterlo, esisteva tra quei due, lo buttò ancora più sotto terra "Dai, andiamocene" Finalmente riuscii a convincerlo a smetterla di farsi del male da solo, quindi ce ne andammo. Se Bambi credeva di passarla liscia così, si sbagliava. E di grosso, anche. Chris Morrison sarà stato anche uno dalla vita sregolata, lontano anni luce dalle convenzioni, ma per lui l'amicizia era tutto e Sam Sinclair non doveva essere toccato, nemmeno sfiorato.
Essere convocati nell'ufficio della vice preside il terzo giorno di scuola non era cosa da tutti, ma anche per me non era così piacevole, nonostante la vice preside fosse piuttosto giovane con delle curve mozzafiato messe ancora più in evidenza da quei tailleur che indossava.
"Se l'ho convocata qui, signor Morrison, è per un motivo piuttosto serio" Esordì lei.
"Sarebbe a dire?" La bionda cominciò ad armeggiare con delle carte, l'aria seria e concentrata.
"Non ha rimediato la sua insufficienza dello scorso anno in letteratura e, nel caso in cui non dovesse riuscirci nemmeno entro il primo trimestre di quest'anno scolastico, perderà l'anno" Mmm, prospettiva allettante. Ma la bionda, a giudicare dal suo sguardo di lieve rimprovero, non doveva essere dello stesso parere. Abbozzai un sorriso, mettendomi scomposto sulla poltrona su cui mi aveva fatto prendere posto soltanto qualche minuto prima.
"Mi scusi, ma...questa è una scuola privata, sempre disposta a venire incontro ai suoi studenti e alle loro ricche famiglie: non mi spiego un atteggiamento del genere" Andava tutto a mazzette in quella scuola, perchè Chris Morrison avrebbe dovuto essere l'eccezione alla regola?
"Non so che cosa voglia insinuare con queste sue parole, ma sappia che il regolamento del nostro istituto parla chiaro, quindi, o si impegnerà in vista del prossimo esame, oppure dovrà rinunciare alla sua permanenza in questa scuola"
"Il mio rapporto con la letteratura non è niente se non conflittuale...mi spiega come farei in soli tre mesi ad imparare il programma di un intero anno scolastico unito al fatto che dovrei studiare anche le altre materie?"
"Per questo non deve preoccuparsi, signor Morrison: il nostro istituto è fornito di ottimi tutor e certamente uno di loro sarà a sua disposizione in tutto il tempo precedente al suo esame"
"Immagino che ora mi inviterà a tornare in classe" Continuai con un sorriso strafottente dipinto sul volto.
"Esattamente" Annuii alzandomi in un modo da star dalla poltrona
"Buon lavoro e...se mai avesse voglia di passare una serata diversa dalle altre, credo abbia il mio indirizzo" Lei era semplicemente scioccata dalla mia sfacciataggine, mentre io sorrisi prima di uscire dal suo studio.
La fila nella mensa della scuola sembrava interminabile, finchè finalmente io e Sam riuscimmo a procurarci il nostro pranzo, assolutamente non come quello che si sarebbe potuto trovare nella mensa di qualunque altra scuola. L'Upper East Side Private High School era di classe, altrochè. Mentre io e Sam stavamo raggiungendo il nostro tavolo, lui mi fece cenno a Jasmine, la sua vittima.
"Ti dispiace?" Sorrisi comprensivo.
"Ma figurati: mi raccomando, non lasciare che Brooke vinca" Sam mi abbozzò un sorriso in risposta, prima di allontanarsi.
Sedendomi con un sospiro al mio tavolo, pensai che forse era stato meglio così: non sarei stato di compagnia con quella "taglia" pendente sulla mia testa. Cominciando a spiluccare il mio pranzo, realizzai per la prima volta dal mio incontro con la vice preside che, impegnato con letteratura per i prossimi tre mesi, molto probabilmente non avrei trovato il tempo per concentrarmi sul mio disco. Dannazione!
Come se la giornata potesse ancora peggiorare, al mio tavolo si avvicinò Veronika Watson. Per descriverla, mi basterà dire che, se Brooke e Summer erano le regine delle ragazze più glamour e più disimpegnate nello studio, Veronika Watson lo era di quelle più giudiziose e ambiziose. Bionda, minuta, ma con l'inconfidibile aria da generale, mi si piazzò davanti stringendo alcuni libri al petto come una perfetta universitaria, un sorriso falso sul volto.
Scocciato di essere osservato come un animale allo zoo mentre sta consumando il suo pasto, alzai lo sguardo verso di lei.
"Watson, posso sapere che diavolo vuoi da me? So di essere affascinante, ma essere osservato in questo modo così evidente e ossessivo non mi piace" Sapevo di stare facendo del sarcasmo e adoravo farlo con lei: da tre anni V. era il bersaglio preferito per le frecciatine mie e dei miei amici.
"Mi dispiace deluderti, ma credo che in confronto a te persino il professor Potter farebbe la sua bella figura. Comunque sia, come ben saprai io sono la garante della buona educazione in questa scuola..." Stava per propinarmi un discorso lungo e noioso, così la interruppi con un gesto della mano.
"Evitiamo i convenevoli" Sorrise un po' scocciata, ma senza perdere il suo caratteristico self - control.
"Va bene, Morrison: sappi che non mi è affatto piaciuta la tua mania di protagonismo di ieri" Finsi di essere sorpreso dalla sue parole.
"Non ti è piaciuta la mia fantastica esibizione?! Non l'avrei mai detto!" Lei fece finta di non aver sentito la mia affermazione e di non aver visto il mio sorriso irriverente e continuò.
"Non è la prima bravata in cui ti cacci: tutto ciò che mina la credibilità e la serietà di questo istituto avviene sempre per opera tua o dei tuoi amici. Sta' attento, Morrison: alla prossima non la passerai liscia" Cercò di spaventarmi con lo sguardo, ma invano. Io rimasi zitto, continuando a sfoggiare quel sorriso da faccia da schiaffi, poi lei si girò facendo volteggiare i suoi capelli biondi e se ne andò con la stessa classe con la quale era arrivata.
Quella sera ero pronto a spassarmela e a buttarmi alle spalle tutti i brutti pensieri e la presenza di avvenenti modelle a casa Montgomery avrebbe di certo aiutato. Mi infilai il mio giubbotto marrone e mi guardai allo specchio con sguardo affascinante: ero casual, non troppo elegante, ma decisamente papabile.
Venti minuti dopo, feci il mio ingresso nel meraviglioso attico delle due donne Montgomery e subito mi accolse Victoria, l'affascinante madre di Summer.
"Chris! Che piacere vederti!" Mi venne incontro con un sorriso e mi diede due baci sulle guance.
"Come avrei potuto mancare? Lei sa quanto adoro il suo lavoro, dev'essere così elettrizzante..." Sorrise compiaciuta: sapevo far sciogliere ogni donna.
"Oh, mi lusinghi! Ora purtroppo devo pregarti di scusarmi, ma ho talmente tanti ospiti da salutare...Divertiti, d'accordo?" Sorrisi affascinante.
"Come potrei altrimenti?" Lei si allontanò, assolutamente compiaciuta dalla nostra breve chiacchierata.
"Chris!" Vidi Summer percorrere il salone sotto gli sguardi affascinati dei pochi uomini eterosessuali presenti nell'attico. Lei, bellissima come sempre, era chiaramente sollevata dal vedere una faccia amica.
"Hey, piccola!" Mi salutò con un bacio sulla guancia, prima di squadrarmi dall'alto al basso.
"Wow, come siamo affascinanti! Mia madre è già caduta ai tuoi piedi?" Sorrisi imbarazzato, una mano tra i capelli.
"Tu sei una stupenda padrona di casa" Sorrise, felice del mio complimento che credevo non fosse il primo che avesse ricevuto quella sera. "Senti, sai mica dirmi dov'è il bar?"
"Già a corto di alcol, Morrison?" Sorrise divertita, ma poi mi prese sottobraccio e mi fece strada verso l'ampio e fortunatamente ricco angolo bar.
Pochi minuti dopo, io e lei ci stavamo gustando i primi drink della serata, quando videmmo Sam fare il suo ingresso a braccetto con la sua vittima, la piccola (ma anche sexy, dovevo ammetterlo) Jasmine Evans.
"Il nostro Sam non perde tempo!" Summer rimase in silenzio, mentre la coppia si avvicinava a noi insieme a Dean.
"Hey, benvenuti!" Notai una strana luce negli occhi di Dean, era ancora più strano del giorno prima, ma decisi di sorvolare, almeno per il momento.
"Finalmente la festa ha inizio! Sam, non ci presenti la tua accompagnatrice?" Lanciai a Sam uno sguardo come per fargli i miei complimenti: Jasmine doveva avere una doppia identità, di giorno scialba e seria studentessa, di notte affascinante ragazza tutta da scoprire. Ma questo spettava al mio migliore amico e non gliel'avrei certo negato.
"Oh sì certo, scusatemi. Ragazzi, lei è Jasmine Evans. E Jasmine, loro sono Summer e Chris"
"Piacere di conoscervi" Con uno dei miei sorrisi più galanti, mi avvicinai a lei e la salutai con un baciamano, per poi regalarle un sorriso affascinante che notai la lasciò a disagio.
"Benvenuta a casa Montgomery" Summer la salutò alzando il proprio calice e con un sorrisetto falso e protettore del proprio territorio.
Jasmine doveva sentirsi in difficoltà e decisamente di classe e bellezza minori rispetto alla padrona di casa. Abbozzò un sorriso.
"Grazie" Il volto di Summer si illuminò, guardando in direzione della porta di ingresso.
"Uh, guardate chi c'è!" Ci voltammo tutti e videmmo Brooke, appena entrata accompagnata da Michael. Gli sguardi di Sam e Brooke si incontrarono, scambiandosi migliaia di sensazioni differenti. Io assunsi un ghigno divertito e mi avvicinai a Summer, bisbigliandole all'orecchio.
"Finalmente il vero divertimento sta per avere inizio!"
Secondo giorno all'UES. Beh, il primo giorno non era andato poi tanto male. A parte la figuraccia fatta con Brooke, era filato tutto piuttosto liscio: ero sopravvissuto. Ma si sa, il secondo giorno è notoriamente più complicato. Perchè se il primo giorno serve ad ambientarti, già il secondo ti spinge a fare determinati passi: a trovarti un amico, un compagno di studi. E io non ero esattamente la persona più socievole di questo mondo.
"Pollo al curry fumante! Forza, a tavola!" Chiusi la porta di casa alle mie spalle e lasciai le chiavi della macchina sul tavolino all'ingresso. Mi diressi in cucina e appoggiai sulla mensola la nostra ormai consueta cena ordinata al cinese. Apparecchiai veloce la tavola, ci sistemai le varie porzioni di involtini primavera, spaghetti di soia e pollo al curry e tolsi dal frigo 3 lattine di birra belle fresche. "Allora volete muovervi? Si fredda tutto! Poi sapete che è immangiabile!" "Sì, arrivo tesoro!" Mio padre scese le scale ed entrò in cucina. "Ho giusto finito adesso di farmi una bella doccia calda. Non ne potevo proprio più. Oggi al lavoro è stata proprio dura. Ho dovuto aiutare Carl a trasportare del materiale in cantiere perchè il suo assistente sta male e oggi è rimasto a casa." "Lo sai papà che non ti devi affaticare troppo. Non hai più 30 anni. E poi il medico te l'ha detto chiaramente...i tuoi problemi alla schiena possono benissimo peggiorare. E' meglio che ti limiti a stare in ufficio, papà!" "Sì hai ragione tesoro! Ma non ti preoccupare troppo per me ok? Vabbè adesso mangiamo eh? Ma tuo fratello dov'è?" domandò, cambiando velocemente argomento. "In salotto alla sua Playstation. Ormai ci si fossilizza lì davanti. Lucas ti muovi? E' pronto!" Alla fine mio fratello si sedette a tavola con noi e cenammo.
Ero in camera sul letto e chattavo al computer con la mia amica Rachel, la mia migliore amica. Purtroppo da poco Rach si era trasferita a Los Angeles con la sua famiglia, a causa del lavoro di suo padre. Era stata la mia prima amica a New York e, essendo state compagne di banco alle medie, avevamo avuto occasione di conoscerci meglio ed eravamo diventate inseparabili. Ora ci sentivamo per telefono o al computer, ovviamente tutte le sere, per raccontarci le nostre giornate e le cose più belle che ci succedevano. Io naturalmente le stavo raccontando del mio primo giorno alla East Side, i miei nuovi compagni, i miei nuovi professori, tutto un nuovo mondo, e poi...e poi c'era stato quel ragazzo... Mio padre bussò alla porta ed entrò. "Ehi Jasmine! Volevo darti una cosa prima che andassi a letto." "Cosa papà?" "Indovina un pò? Ben mi ha regalato 2 biglietti per la partita di domenica. New York Rangers vs Florida Panthers. Che ne dici?" "Wow fantastico, papà! Ringrazia tanto Ben allora." Ben era il socio di mio padre e ogni tanto ci procurava dei biglietti per andare a vedere i favolosi Rangers al Madison Square Garden. Mio padre mi aveva tramandato la passione per l'hockey fin da bambina e ancora ci divertivamo ad andare alle partite insieme. Lucas invece non ne voleva sapere. Diciamo che il basket come sport lo appassionava di più. "Se vuoi possiamo andarci insieme oppure se hai un'amica o un amico da invitare io mi faccio volentieri da parte." "Beh per ora papà ci sei solo tu che conosco appassionato di hockey." Però forse prima di domenica avrei trovato qualcuno da invitare. Già, era proprio ora che cominciassi a farmi dei nuovi amici.
Il giorno dopo a scuola lo rincontrai. O meglio lo ri...scontrai. Già, per la seconda volta in 2 giorni un'altra figuraccia da sfigata e guarda caso proprio con lui. Mi ero alzata e a casa non avevo fatto in tempo a fare colazione. Non potevo già al secondo giorno di scuola arrivare in ritardo, ma il mio caffè mattutino...beh, quello sì che ci voleva per cominciare bene la giornata. Così arrivata a scuola ne presi uno ben bollente dalla macchinetta all'ingresso e mi precipitai sovrapensiero verso il laboratorio di chimica dove l'ancor sconosciuta professoressa Taylor avrebbe tenuto la sua prima lezione alle matricole. E in quel preciso istante accadde di nuovo. Urtai contro qualcuno e il mio caffè si rovesciò sulla sua camicia. Quando alzai lo sguardo vidi che era lui. "Ca**o! Ma si può sapere dove hai la testa?!" disse. "Scusami, mi dispiace così tanto!" risposi io totalmente imbarazzata. La mia faccia era sicuramente diventata bordeau. Cercai di rimediare al danno con un tovagliolino di carta che avevo in tasca ma appena tentai di avvicinarmi per ripulirgli la camicia, lui mi distolse e le nostri mani si sfiorarono. Un brivido mi colse all'improvviso...cavolo, quant'era carino! "Lascia stare, hai già fatto abbastanza..." Questa era l'occasione giusta almeno per dirgli il mio nome. Ormai a debita distanza, mi tolsi da davanti gli occhi una ciocca di capelli e sorridendo pronunciai "Jasmine". "Sei davvero un pericolo ambulante, Jasmine" disse e poi se ne andò. Io rimasi un attimo immobile, poi mi diressi verso il laboratorio di chimica.
Finita la lezione mi recai in segreteria per fare delle fotocopie e lì incontrai delle ragazze che chiedevano informazioni per partecipare al comitato di organizzazione del ballo di inizio anno che si sarebbe tenuto il sabato successivo. Diana, una delle segretarie stava spiegando in quale aula si sarebbe tenuta la riunione per decidere i membri del comitato e io, curiosa, seguii la conversazione. Decisi di presentarmi anch'io alla riunione che sarebbe iniziata di lì a pochi minuti. Mi ero promessa che avrei partecipato a quante più iniziative extracurriculari possibili, che ovviamente significava guadagnare punti per gli esami finali. La riunione era presieduta da Brooke Lancaster, la presidentessa del comitato, che sembrò sorpresa di trovarmi lì. In fretta vennero decisi i membri del comitato e io fui inserita nella lista. Scambiai due parole veloci con Brooke, che mi sembrò molto disponibile e decidemmo di incontrarci più tardi, così mi avrebbe spiegato i dettagli del mio compito per il comitato. Era stata davvero gentile a interessarsi così tanto a me. Pensai che molte ragazze dovevano invidiarla sul serio, sia per il suo aspetto che per la sua posizione a scuola. Rimasi ancor più sorpresa quando la vidi sedersi vicino a me in mensa, durante la pausa pranzo. Anche gli altri studenti rimasero increduli nel vederla... Cosa ci faceva Brooke Lancaster con una come me, che non era certo un'"elitaria" e quindi non avrebbe mai potuto far parte del suo gruppo di amici ricchi e viziati??? Fatto sta che iniziammo a parlare del più e del meno, mi chiese come mi trovassi alla Upper East Side e se avevo già addocchiato qualche ragazzo carino. Decisi di sciogliermi un pò e le raccontai del ragazzo misterioso che avevo già "scontrato" ben 2 volte. Lei si mise a ridere. Le confessai che non avrei mai avuto nessuna speranza con uno così, diciamo un pò troppo perfetto per una come me. Lei si dimostrò amichevole dicendomi che lui doveva essere proprio un idiota se non mi aveva ancora notata e io sorrisi. Poi parlammo del ballo. Le confessai di volerci andare e tralasciando il piccolo particolare del non avere un accompagnatore, giusto per non sembrare un caso pietoso, le dissi che non avevo proprio nulla di abbastanza carino da mettermi. Brooke propose di aiutarmi. "Ci vediamo giovedì dopo scuola, ti porto nel mio negozio preferito, è perfetto per questo tipo di abiti!" Non ci potevo credere! "Wow grazie, sei davvero un'amica!" risposi. In quel momento non pensai che molto probabilmente il negozio preferito di Brooke era una delle boutique più costose della città e io un vestito in quel posto non me lo sarei di certo potuto permettere ma alla fine non m'importava più di tanto... anche se non avrei trovato il mio vestito per il ballo avrei comunque passato un pomeriggio fantastico e forse mi sarei fatta finalmente una nuova amica.
Il giorno dopo, con mia grande sorpresa, trovai il ragazzo misterioso alla lezione di algebra della prof Jenkins. Evidentemente non doveva essere una gran cima in quella materia per essere finito nel corso delle matricole! Durante l'interessante lezione (adoravo l'algebra!) notai che ogni tanto mi fissava e quando i nostri sguardi si incrociavano, lui mi sorrideva e il mio viso probabilmente diventava di un rosso vivo. Lì in aula non badai molto a questo suo inaspettato interesse nei miei confronti, poi in mensa, durante la pausa pranzo, lo vidi avvicinarsi al mio tavolo. "Posso?" Rimasi un attimo impietrita poi risposi con voce un pò tremante "Certo! Certo, accomodati." "Cosa leggi?" Sorrisi imbarazzata e richiusi il libro che avevo appena preso dalla biblioteca. "Niente di importante. Cercavo solo di non far notare quanto sia disperatamente sola e sfigata" dissi un pò con ironia. Ridemmo entrambi a questa mia affermazione poi io mi feci seria. Il suo sguardo fisso su di me mi faceva sentire un pochino impacciata. Ero molto tesa e abbastanza a disagio. "Secondo me tu non sei sfigata, anzi, credo che tu sia una persona interessante, mi sembri una ragazza incredibilmente dolce e sensibile." "Come puoi dirlo? In fondo non mi conosci nemmeno, anzi, le uniche volte in cui ci siamo incrociati devo averti irritato parecchio." "Fidati, io ho un sesto senso per queste cose. E sì, non posso negare che abbiamo cominciato con il piede sbagliato, ma a tutto c'è rimedio: buttiamoci tutto alle spalle. Ciao, io sono Sam." Cavolo, il ragazzo è davvero deciso, pensai. Mi porse la sua mano destra e io lo osservai, davvero sbalordita per il suo atteggiamento. Decisi di farmi forza e raccolsi il suo invito a stringergliela. "Jasmine" dissi. Sentii la sua stretta di mano forte e decisa. Sorrise dolcemente e io mi sentii al settimo cielo. "C'è una festa stasera, a casa di una mia cara amica e, siccome sarei sprovvisto di accompagnatrice..." "Mi stai invitando ad una delle feste del vostro circolo di ricchi e viziati?!" mi scappò detto. Forse ero stata un pò brusca ma era quello che francamente pensavo di quelle persone. Però capii che di sicuro non gli avrei fatto una buona impressione cominciando ad insultare i suoi amici così tentai di rimediare. "Mi dispiace" dissi sorridendo. "Se ti disgustano così tanto, puoi sempre non accettare." "Certo che no! Mi farebbe davvero piacere partecipare, ma non credo di avere il vestito adatto..." Salvataggio in extremis! "Sono sicuro che faresti la tua gran bella figura anche vestita con uno straccio." Beh non sapevo esattamente il motivo di tutto questo interesse nei miei confronti e di questa sua insistenza a portarmi a questa festa, ma decisi di accettare. Mi avrebbero squadrato tutti dall'alto in basso e probabilmente non avrei conosciuto nessuno di interessante a parte ragazzi snob con il cervello nei pantaloni e ragazze straricche con la puzza sotto il naso. Ma un'occasione del genere forse non mi sarebbe mai più capitata, così afferrai la palla al balzo, come si suol dire. Sam era un ragazzo magnifico e per il momento anche molto gentile e in quel momento pensai che valeva sicuramente la pena conoscerlo meglio. Non avevo intenzione di illudermi ma non volevo neanche perdere l'opportunità di uscire con lui. "Ok, mi hai convinta." Presi una penna dal mio astuccio, scrissi su un tovagliolino di carta il mio indirizzo e glielo porsi. Sam si alzò. "Passo a prenderti alle 8" mi bisbigliò a un orecchio e se ne andò.
Quel pomeriggio rimasi un pò di più a scuola con alcuni ragazzi del comitato di organizzazione del ballo studentesco. Cominciammo a metter giù qualche idea per la serata e il tempo volò. Tornata a casa, decisi di portare Kyla e Charlie al parco e Lucas venne con noi. Mentre passeggiavamo a Central Park, raccontai a mio fratello di Sam e del suo invito alla festa a casa Montgomery. "Perchè hai accettato l'invito? Vuoi già diventare una di loro?" mi apostrofò Lucas. "Non essere ridicolo. Non voglio diventare proprio nessuno. Ho solo accettato l'invito di un ragazzo molto carino e gentile e poi è un'occasione per conoscere gente nuova e farmi nuovi amici." "Sì ma proprio quelle persone devi frequentare? Quella è gente furba, piena di soldi e viziata. Non voglio che entri a far parte di quel mondo. Tu sei una ragazza dolce, sensibile e intelligente e non voglio che quelli ti usino solo per divertimento." "Lo so che tu mi vuoi troppo bene fratellone, ma vedrai che andrà tutto bene. E' solo una festa dopotutto e io voglio andare là per divertirmi. Lo so che avrò tutti gli occhi puntati addosso e mi staranno lì a giudicare ma non mi importa... Sam è così carino e non voglio perdere l'occasione di uscire con lui. Magari lui e i suoi amici sono diversi dagli altri e mi troverò bene con loro, o almeno lo spero." "Lo spero anch'io per te sorellina. Comunque stai attenta e non metterti nei guai. Quella gente lì è capace di tutto." "Tranquillo, so badare a me stessa." Sapevo che Lucas non era convinto, ma mi sorrise dolcemente per non farmi preoccupare troppo. "Ti va un gelato?" mi chiese. "Certo, neanche a chiederlo...lo sai che sono una gelato-dipendente." Ridemmo entrambi e ci incamminammo verso il chiosco della signora Miller.
Erano quasi le 8 e ancora dovevo vestirmi. Rovistai per tutto l'armadio e alla fine decisi cosa indossare, una gonna e un top che mi avevano regalato Rachel e altre mie amiche delle medie al mio ultimo compleanno. Mi guardai allo specchio. Beh...niente male! Corsi in fretta in bagno per un filo di trucco. Ero in salotto quando suonò il campanello. Ero parecchio emozionata ma decisi di non darlo troppo a vedere. Dovevo essere solo me stessa e tutto sarebbe andato per il meglio. Ripensai al mio ultimo appuntamento con un ragazzo. Risaliva all'estate appena trascorsa. Lui si chiamava Brad. L'avevo conosciuto a un corso estivo di giornalismo e devo dire che non era affatto brutto come ragazzo. Avevo accettato il suo invito a cena, ma non era andata come mi aspettavo. Avevo capito subito che non era il mio tipo così avevo lasciato perdere. Così ora mi trovavo lì, pronta per uscire con il più bel ragazzo che avessi mai conosciuto e ancora non mi sembrava vero. Feci un profondo respiro e aprii la porta. Lo vidi e subito sorrisi. Sam era lì davanti a me ed era semplicemente stupendo. Sicuramente gli feci una buona impressione perchè rimase un pò di stucco nel vedermi poi sorrise a sua volta. "Ciao. Stai molto bene, te l'avevo detto". "Non volevo essere la prima a rovinare il tuo curriculum di veggente". Sorrisi, poi notai la sua auto all'interno della quale era seduto un tizio che ci fissava apparentemente in modo un pò morboso. "Quel tizio che ci fissa ossessivamente è un tuo amico, spero". "Già. Ha l'auto dal meccanico e non ho saputo dirgli di no quando mi ha chiesto un passaggio per la festa. Che ne dici, andiamo?" "Certo" Sorrisi e lui mi ricambiò ancora una volta. Presi la borsa che avevo appoggiato sulla scrivania all'ingresso e uscii, chiudendomi dietro la porta. Prima che chiudessi, Sam scorse Lucas in casa e infatti chiese "E quello che mi fissa con le peggiori intenzioni dev'essere tuo fratello, giusto?" Mi trovai un pò a disagio e cercai di scusarmi per lui. "E' che...è molto protettivo nei miei confronti." "Non preoccuparti, anch'io mi comporto così con la mia sorella minore." Che dolce! Aveva capito la situazione e io ne fui felice. A Lucas non andava proprio giù che io uscissi con Sam e andassi a quella festa, ma speravo di farlo ricredere presto. Sam mi prese a braccetto e raggiungemmo l'auto. Mi aprì la portiera dal lato del passeggero da vero cavaliere e io mi sedetti. Il suo amico si presentò. Dean Lancaster, fratello gemello di Brooke Lancaster, scoprii dopo una breve investigazione. Beh quindi alla festa ci sarebbe stata anche Brooke. Forse non mi sarei trovata proprio spaesata. Dean si dimostrò molto alla mano, un tipo davvero simpatico e indubbiamente un gran bel ragazzo. Quando Sam mise in moto l'auto e partimmo, mi resi conto che mi aspettava una serata davvero fantastica.